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Come aprire l'attività in una seconda città?

Aggiornato il ·

In breve

Prima consolida la prima città, con processi scritti e una squadra che lavora senza di te. Poi scegli la nuova città con i dati (domanda, prezzi, concorrenza) e con le regole locali di Regione, Comune e condomini. Parti da poche case in pochi quartieri, con un responsabile e fornitori sul posto, e comunica alla Camera di commercio un'eventuale nuova sede.

Aprire una seconda città sembra il passo naturale quando la prima va bene. In realtà è come ricominciare da capo, con il vantaggio dell’esperienza e lo svantaggio di non essere lì. Molti gestori lo fanno troppo presto e peggiorano anche la prima città.

Sei pronto?

Fai un test semplice: se sparisci per due settimane, la prima città continua a funzionare? Se la risposta è no, prima servono procedure scritte, una persona responsabile delle operazioni e numeri stabili (margine per casa, voto medio, proprietari persi). Una seconda città moltiplica i problemi che non hai ancora risolto.

Come si sceglie la città?

Con i dati, non con l’istinto:

  • Domanda: turismo tutto l’anno o solo stagionale, eventi, università, ospedali, aziende.
  • Prezzi e occupazione: annunci simili sui portali; per alcune città esistono dati pubblici, come quelli di Inside Airbnb.
  • Concorrenza: quanti gestori professionali ci sono già e come lavorano.
  • Distanza da te: una città raggiungibile in giornata è molto più facile da avviare.
  • Proprietari raggiungibili: hai contatti, colleghi, agenzie immobiliari o amministratori che ti possono presentare?

Quali regole cambiano?

Molte, e vanno verificate prima di firmare con il primo proprietario:

  • Regione: codici identificativi regionali, comunicazioni, requisiti delle strutture;
  • Comune: imposta di soggiorno (importi, esenzioni, scadenze), divieti di keybox su spazi pubblici, limiti alle nuove aperture in alcune zone. A Firenze, per esempio, nel 2026 i limiti sono stati estesi anche fuori dal centro storico;
  • Condomini: i regolamenti possono vietare l’uso ricettivo.

Le regole nazionali (CIN, comunicazione degli ospiti alla Questura, dotazioni di sicurezza) restano le stesse.

Serve una nuova sede?

Se apri un ufficio, un magazzino o un deposito nella nuova città, per un’impresa si tratta in genere di una unità locale, che va comunicata al Registro delle imprese della Camera di commercio, di norma entro 30 giorni dall’apertura, con il pagamento del relativo diritto annuale. Se lavori senza una sede fisica, verifica con il commercialista cosa serve nel tuo caso.

Come si organizza sul posto?

  • Un responsabile locale, anche part-time all’inizio, che conosca la città e risponda alle emergenze.
  • Fornitori locali: impresa di pulizie, lavanderia, idraulico, elettricista, fabbro.
  • Un nucleo di case vicine: meglio 5-8 case in due quartieri che 10 sparse.
  • Gli stessi strumenti della prima città: stesso software, stesse procedure, stessi indicatori.

Un esempio

Andrea gestisce 25 appartamenti a Bologna con una responsabile operativa autonoma. Sceglie Verona per la vicinanza e il calendario di eventi. Prima di cercare proprietari controlla regole regionali e comunali e i regolamenti di alcuni condomini tipo. Assume un referente part-time, firma con un’impresa di pulizie locale e in sei mesi arriva a 7 case nello stesso quartiere. Solo allora inizia a cercarne in un secondo quartiere.

In pratica

  • Verifica che la prima città funzioni senza di te.
  • Scegli la nuova città con dati su domanda, prezzi e concorrenza.
  • Studia regole regionali, comunali e condominiali prima di firmare.
  • Comunica alla Camera di commercio un’eventuale nuova sede.
  • Metti sul posto un responsabile e fornitori affidabili.
  • Parti da un nucleo di case vicine.

Fonti

  1. Camera di commercio di Bologna - Unità locali e diritto annuale
  2. Camera di commercio di Aosta - Denunce al REA: termini
  3. Inside Airbnb - Get the data
  4. Il Post - A Firenze limiti agli affitti brevi anche fuori dal centro storico (27 maggio 2026)

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