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Il mestiere del property manager ha futuro?

Aggiornato il ·

In breve

Probabilmente sì, ma diverso da qualche anno fa. Regole sempre più complesse (CIN, sicurezza, identificazione degli ospiti, limite di due appartamenti) spingono molti proprietari a delegare. Allo stesso tempo gli annunci in Italia sono calati, alcune città limitano gli affitti brevi e i margini sono più stretti. C'è spazio soprattutto per chi lavora da professionista.

Chi pensa di diventare property manager si chiede, giustamente, se tra cinque anni ci sarà ancora lavoro. Nessuno può prevederlo con certezza, ma i dati e le regole recenti indicano una direzione abbastanza chiara: meno spazio per l’improvvisazione, più spazio per chi lavora da professionista.

Cosa spinge a favore del mestiere?

  • Regole più complesse. CIN obbligatorio dal 2025, estintori e rilevatori di gas e monossido, comunicazione degli ospiti, identificazione con riscontro visivo, ritenute e tasse: molti proprietari non vogliono o non sanno gestire tutto da soli.
  • Il limite dei due appartamenti. Dal 2026, con la legge di bilancio 2026, chi destina alla locazione breve più di due appartamenti si presume impresa. Per molti proprietari è un motivo in più per affidarsi a un gestore strutturato invece di fare da sé.
  • Professionalizzazione. Secondo lo studio AirMap del Politecnico di Torino, presentato a maggio 2026, a Venezia, Firenze e Milano oltre il 30% degli annunci è gestito da operatori con più di dieci alloggi.

Cosa spinge contro?

  • Meno annunci. Secondo l’associazione AIGAB, citata dalla stampa a luglio 2025, gli annunci online in Italia erano scesi in un anno da circa 508.000 a circa 484.000, con circa 50.000 case uscite stabilmente dal mercato. Alcuni proprietari sono tornati all’affitto lungo.
  • Limiti locali. Diverse città intervengono: Firenze, per esempio, nel 2026 ha esteso i limiti anche fuori dal centro storico. Le regole possono cambiare durante un contratto di gestione.
  • Margini più stretti. Concorrenza, costi e tasse comprimono i guadagni, sia dei proprietari sia dei gestori.

Chi ha più possibilità?

Profilo Prospettive
Gestore improvvisato, senza contratti né partita IVA in difficoltà: regole e controlli aumentano
Gestore organizzato in una zona con domanda stabile buone: i proprietari cercano affidabilità
Gestore che offre anche affitti medi o servizi singoli buone: può adattarsi se cambiano le regole
Chi dipende da una sola città con regole in stretta più esposto ai cambi normativi

Un esempio

Due gestori partono nello stesso anno a Bologna. Il primo lavora senza contratti scritti e promette incassi alti; quando arrivano CIN e nuove regole perde metà dei proprietari. Il secondo apre la partita IVA, usa contratti chiari, offre ai proprietari anche affitti di media durata per studenti e professionisti nei mesi bassi. Dopo tre anni ha raddoppiato le case gestite, pur in un mercato con meno annunci.

In pratica

  • Il mestiere evolve: meno improvvisazione, più professionalità.
  • Le regole complesse sono un problema per i proprietari e un’opportunità per i gestori seri.
  • Tieni d’occhio le regole della tua città: possono cambiare.
  • Diversifica: affitti brevi, affitti medi, servizi singoli.
  • Non contare su crescite automatiche del mercato.
  • Investi in contratti, processi e reputazione.

Fonti

  1. Politecnico di Torino - Airbnb nelle città italiane: i dati, la regolazione, le sfide
  2. L'Indipendente - In Italia continua a calare il numero degli affitti brevi turistici (dati AIGAB, luglio 2025)
  3. Il Post - Firenze limita gli affitti brevi anche fuori dal centro storico (27 maggio 2026)
  4. Gazzetta Ufficiale - Legge 30 dicembre 2025, n. 199 (legge di bilancio 2026)

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