Quali sono i modelli di business negli affitti brevi?
I principali modelli sono: gestione a percentuale per conto dei proprietari, co-hosting, canone garantito al proprietario, sublocazione (rent to rent), servizi singoli come pulizie e check-in, e acquisto di immobili da mettere a reddito. Cambiano soprattutto capitale richiesto, rischio sui mesi vuoti e inquadramento fiscale: chi parte da zero di solito inizia dalla gestione a percentuale.
Nel mondo degli affitti brevi non c’è un solo modo di guadagnare. La differenza tra un modello e l’altro sta in tre domande: di chi è la casa, chi paga se resta vuota e quanto capitale devi mettere all’inizio.
Quali sono i modelli principali?
| Modello | Di chi è la casa | Chi rischia sul vuoto | Capitale |
|---|---|---|---|
| Gestione a percentuale | del proprietario | entrambi, in proporzione | basso |
| Co-hosting | del proprietario, anche l’annuncio | soprattutto il proprietario | molto basso |
| Canone garantito (“vuoto per pieno”) | del proprietario | il gestore | medio |
| Sublocazione (rent to rent) | del proprietario, in affitto al gestore | il gestore | medio-alto |
| Servizi singoli | del cliente | nessuno, si paga a servizio | basso |
| Acquisto e messa a reddito | tua | tu | alto |
Come funziona la gestione a percentuale?
È il modello più diffuso. Il gestore cura tutto e trattiene una quota degli incassi, spesso intorno al 20% del lordo per una gestione completa. Se la casa rende di più, guadagnano entrambi. È adatto a chi parte con pochi soldi, perché ogni nuova casa non richiede investimenti propri.
E il canone garantito?
Il gestore paga al proprietario una cifra fissa ogni mese, che la casa sia prenotata o no, e tiene tutto il resto. Al proprietario piace perché è prevedibile come un affitto tradizionale. Per il gestore il margine può essere più alto, ma lo è anche il rischio. Gli esperti fiscali sottolineano che in questo schema il reddito delle prenotazioni diventa reddito d’impresa del gestore, non reddito da locazione del proprietario: va impostato con un consulente.
E la sublocazione?
Il gestore prende la casa con un normale contratto d’affitto e la subaffitta ai turisti. Serve il consenso del proprietario alla sublocazione totale (legge 392/1978, art. 2), scritto chiaramente nel contratto. Il gestore arreda, paga utenze e canone e guadagna sulla differenza.
E i servizi singoli?
Pulizie, lavanderia, check-in, foto, creazione annunci, consulenza sui prezzi: ognuno può diventare un servizio a pagamento per host che vogliono gestire da soli ma delegare una parte. Margini più bassi per singolo lavoro, ma nessun rischio sul calendario. Molti gestori partono così e poi propongono la gestione completa ai clienti più soddisfatti.
E comprare casa?
È il modello del piccolo investitore: compra, arreda e affitta. Il guadagno può essere alto, ma servono capitale, mutuo e attenzione alle regole fiscali: dal 2026 chi destina alla locazione breve più di due appartamenti rientra nella presunzione di attività d’impresa.
Un esempio a confronto
Stesso bilocale a Firenze con prenotazioni lorde stimate di 28.000 euro l’anno (stima, prima dei costi):
- a percentuale (20%): il gestore incassa circa 5.600 euro; il rischio di un anno debole è condiviso;
- canone garantito: il gestore paga 1.300 euro al mese (15.600 l’anno) e sostiene i costi; se l’anno va bene il margine è più alto, se va male può perdere;
- sublocazione: simile al canone garantito, ma con arredi e utenze a carico del gestore fin dall’inizio.
Quale scegliere?
Chi parte da zero di solito inizia dalla gestione a percentuale o dal co-hosting, costruisce numeri reali e solo dopo valuta canone garantito o sublocazione su case selezionate. Mescolare i modelli è normale: l’importante è sapere sempre quale rischio stai prendendo su ogni casa.
In pratica
- Per ogni modello chiediti: di chi è la casa e chi paga se resta vuota.
- Inizia da percentuale o co-hosting se hai poco capitale.
- Nel canone garantito e nella sublocazione calcola il caso peggiore.
- Ottieni sempre il consenso scritto del proprietario alla sublocazione.
- Fai definire al commercialista l’inquadramento fiscale di ogni modello.
