Come aprire un B&B in casa propria?
Per aprire un B&B in casa propria leggi la legge regionale (camere, posti letto, residenza, periodi di chiusura), verifica condominio e requisiti dei locali, presenta la SCIA o la comunicazione al SUAP del Comune, ottieni codice regionale e CIN, attrezzati per Alloggiati Web, imposta di soggiorno e ISTAT, e scegli col commercialista se servono partita IVA e quale tassazione.
Le regole su questo tema stanno cambiando: verifica sempre con il tuo Comune, la Regione o un commercialista prima di agire.
Aprire un B&B in casa propria significa ospitare viaggiatori nelle stanze libere dell’abitazione in cui vivi, offrendo anche la colazione. È diverso dall’affitto breve di una stanza: il B&B è una struttura ricettiva regolata dalla legge della tua Regione, con requisiti e pratiche proprie.
Da dove parto?
Dalla legge regionale sul turismo e dal suo regolamento. Sono loro a stabilire:
- quante camere e quanti posti letto puoi offrire;
- se devi avere la residenza o il domicilio nella casa;
- se il B&B può essere non imprenditoriale (senza partita IVA) e a quali condizioni;
- eventuali periodi minimi di chiusura all’anno;
- i requisiti minimi dei locali e dei bagni.
Un esempio: in Lombardia (legge regionale 27/2015) il B&B è un’attività a conduzione familiare, non imprenditoriale, con al massimo quattro camere e dodici posti letto, e deve osservare un periodo di interruzione di almeno 90 giorni all’anno, comunicato in anticipo. In altre Regioni i numeri sono diversi.
Quali controlli fare sulla casa?
- Condominio: un regolamento contrattuale può vietare attività ricettive. Verificalo.
- Agibilità e impianti: la casa deve essere in regola; conserva le dichiarazioni di conformità di impianto elettrico e gas.
- Sicurezza: estintore e, se ci sono apparecchi a gas, rilevatori di gas e monossido, come per ogni alloggio con CIN.
- Bagni e camere: la Regione fissa le dimensioni minime e il rapporto tra bagni e ospiti.
Quali pratiche servono?
- SCIA o comunicazione al SUAP del Comune, con i moduli regionali. Secondo le FAQ lombarde, per il B&B serve la SCIA al Comune dove si trova la struttura.
- Codice regionale, se la Regione lo rilascia.
- CIN sul portale BDSR del Ministero del Turismo.
- Alloggiati Web: credenziali per comunicare gli ospiti alla Questura.
- Imposta di soggiorno: registrazione presso il Comune, se la applica.
- Flussi ISTAT: accesso al sistema regionale per i dati statistici.
E la colazione?
È il cuore del B&B, ma va servita nel rispetto delle regole igienico-sanitarie. Molte Regioni prevedono una colazione semplice, a volte solo con alimenti confezionati. Chiedi al Comune o all’ASL cosa è richiesto nel tuo caso prima di comprare forno e macchinari.
Serve la partita IVA?
Dipende dalla Regione e da come gestisci l’attività. Dove il B&B può essere non imprenditoriale (occasionale, familiare, entro i limiti di legge) la partita IVA in genere non serve, ma i redditi vanno comunque dichiarati, e non con la cedolare delle locazioni brevi: l’Agenzia delle Entrate chiarisce che offrire la colazione fa uscire dal regime delle locazioni brevi. Se l’attività è continuativa o supera i limiti, diventa impresa. Questo punto va valutato con un commercialista.
Un esempio
Anna vive a Bergamo in un appartamento con due camere libere. Verifica che il regolamento di condominio non vieti attività ricettive, scarica i moduli dalla Regione Lombardia e presenta la SCIA al SUAP. Ottiene il CIN, chiede le credenziali di Alloggiati Web e si registra per l’imposta di soggiorno. Programma la chiusura obbligatoria nei mesi in cui la città è meno richiesta.
In pratica
- Leggi legge e regolamento regionale sui B&B.
- Verifica condominio, impianti e requisiti dei locali.
- Presenta la SCIA o la comunicazione al SUAP.
- Ottieni codice regionale, se previsto, e CIN.
- Organizza Alloggiati Web, imposta di soggiorno e ISTAT.
- Chiedi a Comune o ASL le regole sulla colazione.
- Decidi con il commercialista la forma fiscale.
