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Bisogna fare fattura o ricevuta agli ospiti di un affitto breve?

Aggiornato il ·

In breve

Da privato no: senza partita IVA non emetti fatture né scontrini. Se l'ospite la chiede, puoi dargli una semplice ricevuta con i dati del soggiorno; sopra 77,47 euro in genere va la marca da bollo da 2 euro. Con la partita IVA invece devi certificare ogni incasso, con fattura elettronica o documento commerciale, secondo il tuo regime.

Le regole su questo tema stanno cambiando: verifica sempre con il tuo Comune, la Regione o un commercialista prima di agire.

È una domanda che arriva spesso dagli ospiti in viaggio di lavoro: “mi fa la fattura?”. La risposta dipende da come affitti: da privato o con partita IVA.

Da privato devo fare fattura?

No. La fattura, lo scontrino e il documento commerciale sono strumenti di chi esercita un’attività d’impresa o una professione. Chi affitta da privato, fino a due appartamenti in locazione breve e senza servizi alberghieri, non ha partita IVA e non può emettere fattura. I suoi incassi si dichiarano nella dichiarazione dei redditi.

Allora cosa do all’ospite che chiede un documento?

Una ricevuta semplice (non fiscale), che di solito contiene:

  • nome, cognome e codice fiscale di chi affitta;
  • nome dell’ospite;
  • indirizzo dell’alloggio e date del soggiorno;
  • importo incassato e cosa comprende (pernottamenti, pulizie);
  • eventuale imposta di soggiorno, indicata a parte;
  • data e firma.

Sulle ricevute di importo superiore a 77,47 euro in genere si applica l’imposta di bollo da 2 euro: meglio chiedere conferma al proprio consulente.

E se l’ospite ha prenotato su un portale?

L’ospite di solito ha già la ricevuta del pagamento rilasciata dal portale, che riporta importi e date. Molte aziende la accettano per i rimborsi spese. Se serve qualcosa in più, puoi aggiungere la tua ricevuta semplice.

E se ho la partita IVA?

Allora devi certificare ogni incasso. In sintesi:

  • se l’ospite è un’azienda o te la chiede, emetti fattura elettronica tramite il Sistema di Interscambio: dal 2024 l’obbligo vale anche per i forfettari;
  • verso i privati, in alternativa alla fattura, si usa di norma il documento commerciale con memorizzazione e invio telematico dei corrispettivi.

Il contenuto del documento (IVA esente o al 10%, oppure senza IVA nel forfettario) dipende da come è qualificato l’affitto ai fini IVA: un punto ancora discusso per le locazioni brevi svolte come impresa. Anche per questo la pagina è segnata da verificare.

Da quando servono, se supero i due appartamenti?

Secondo la lettura prevalente dei commercialisti, gli obblighi IVA e di certificazione degli incassi partono dal momento in cui affitti il terzo appartamento. Organizzati prima: registratore telematico o procedura online, software di fatturazione, numerazione.

Un esempio

Laura affitta da privata un monolocale a Milano. Un consulente in trasferta resta 4 notti e chiede la fattura per 420 euro. Laura gli spiega che non può emetterla e gli rilascia una ricevuta con i dati del soggiorno, l’importo e la marca da bollo da 2 euro; l’imposta di soggiorno è indicata a parte. Il consulente allega anche la conferma di prenotazione del portale.

In pratica

  • Da privato non emettere fatture: non puoi.
  • Prepara un modello di ricevuta semplice con i dati essenziali.
  • Indica a parte l’imposta di soggiorno.
  • Applica la marca da bollo sulle ricevute oltre 77,47 euro, se dovuta.
  • Con la partita IVA, decidi con il commercialista fattura o documento commerciale.

Fonti

  1. Agenzia delle Entrate - Locazioni brevi: disciplina fiscale e regole per gli intermediari (aprile 2026)
  2. EC News - Locazioni brevi: i profili problematici ai fini IVA (5 marzo 2026)
  3. Agenzia delle Entrate - Regime forfetario: semplificazioni e adempimenti

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