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Cos'è il CIN per gli affitti brevi?

Aggiornato il ·

In breve

Il CIN (Codice Identificativo Nazionale) è il codice che il Ministero del Turismo assegna a ogni casa affittata per brevi periodi o a fini turistici e a ogni struttura ricettiva. Si chiede gratis sul portale BDSR, va esposto fuori dall'edificio e scritto in ogni annuncio. È obbligatorio dal 1° gennaio 2025.

Il CIN, cioè Codice Identificativo Nazionale, è una specie di “targa” della casa che affitti ai turisti. Lo assegna il Ministero del Turismo e identifica in modo univoco, in tutta Italia, ogni appartamento dato in locazione breve o turistica e ogni struttura ricettiva (hotel, B&B, affittacamere, case vacanze, agriturismi e così via).

È stato introdotto dall’articolo 13-ter del decreto-legge 145/2023, aggiunto in sede di conversione dalla legge 191/2023. Lo scopo dichiarato è avere una banca dati unica di chi ospita turisti e contrastare le forme di ospitalità irregolari.

A cosa serve concretamente il CIN?

Il codice ha tre usi pratici:

  • Rende riconoscibile l’alloggio: chi controlla (il Comune con la polizia locale, l’Agenzia delle Entrate, la Guardia di Finanza) può collegare l’annuncio all’immobile e al suo proprietario.
  • Va mostrato al pubblico: fuori dall’edificio e in ogni annuncio, sui portali, sul tuo sito e sui social.
  • Entra nei flussi fiscali: gli intermediari e i portali devono indicare il CIN quando comunicano all’Agenzia delle Entrate i dati dei contratti di locazione breve.

Chi lo rilascia e quanto costa?

Il CIN si chiede online sul portale BDSR (Banca Dati delle Strutture Ricettive) del Ministero del Turismo, accedendo con SPID o CIE. La richiesta è gratuita. Al momento della domanda il titolare dichiara i dati catastali dell’immobile e il rispetto dei requisiti di sicurezza (rilevatori di gas e monossido, estintori).

È un codice per persona o per appartamento?

Per appartamento. Se affitti due case, ti servono due CIN distinti. Il codice è legato all’unità immobiliare, identificata con i suoi dati catastali, non al proprietario.

Il CIN sostituisce il codice regionale?

Non sempre. Molte Regioni avevano già un loro codice (CIR, CIU o simili). Il CIN si aggiunge al sistema regionale: dove il codice regionale esiste, di solito va ottenuto prima, e solo dopo si chiede il CIN. Alcune Regioni hanno chiarito che negli annunci basta il CIN; altre chiedono di indicarli entrambi. Ne parliamo nella pagina sulla differenza tra CIN e CIR.

Un esempio

Marta ha un bilocale a Bologna che affitta su due portali per weekend e settimane. Accede alla BDSR con lo SPID, trova il suo appartamento (o lo segnala se manca), inserisce i dati catastali, dichiara di avere estintore e rilevatori e ottiene il CIN. Da quel momento lo scrive in entrambi gli annunci e lo espone all’esterno del palazzo, per esempio con una targhetta vicino al citofono.

Cosa succede se non ce l’ho?

Affittare senza CIN espone a una sanzione amministrativa da 800 a 8.000 euro. Se il codice c’è ma non è esposto o non compare negli annunci, la sanzione va da 500 a 5.000 euro per ogni unità, e l’annuncio va rimosso. Le Regioni che puniscono già le stesse condotte con una propria legge applicano le loro sanzioni.

In pratica

  • Controlla se la tua Regione richiede un codice regionale e, se serve, ottienilo prima.
  • Chiedi il CIN sulla BDSR con SPID o CIE, uno per ogni appartamento.
  • Prima della richiesta verifica di avere estintore e, se c’è gas, rilevatori di gas e monossido.
  • Inserisci il CIN in tutti gli annunci: portali, sito, social.
  • Esponi il CIN all’esterno dell’edificio.
  • Conserva la ricevuta di assegnazione insieme ai documenti della casa.

Fonti

  1. Decreto-legge 145/2023, art. 13-ter (Normattiva)
  2. Banca Dati Strutture Ricettive (BDSR) - Ministero del Turismo
  3. Regione Lombardia - Entrata in vigore del CIN (informativa)
  4. Agenzia delle Entrate - Locazioni brevi: disciplina fiscale e regole per gli intermediari (aprile 2026)

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