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Quanto costa aprire la partita IVA per gli affitti brevi?

Aggiornato il ·

In breve

Aprire la partita IVA all'Agenzia delle Entrate è gratis. Per una ditta individuale si pagano bollo (17,50 euro) e diritti di segreteria (18 euro) al Registro imprese, il diritto camerale (53 o 120 euro nel 2026), l'eventuale SCIA e il commercialista. Il costo che pesa davvero è l'INPS: nel 2026 il minimo commercianti è circa 4.600 euro l'anno.

Le regole su questo tema stanno cambiando: verifica sempre con il tuo Comune, la Regione o un commercialista prima di agire.

Dal 2026 chi destina alla locazione breve più di due appartamenti è considerato un’impresa, e lo stesso vale per chi gestisce case di altri come lavoro. La domanda pratica diventa: quanto costa mettersi in regola? La risposta ha due parti, i costi una tantum e quelli di ogni anno.

Cosa si paga all’apertura?

Voce Importo indicativo
Apertura partita IVA all’Agenzia delle Entrate (modello AA9/12) gratuita
Iscrizione al Registro imprese con ComUnica: imposta di bollo 17,50 euro
Iscrizione al Registro imprese: diritti di segreteria (online) 18 euro
Diritto annuale camerale 2026, ditta individuale 53 euro (sezione speciale) o 120 euro (sezione ordinaria)
SCIA al SUAP del Comune, se affitti case come impresa da 0 a circa 200 euro di diritti, secondo il Comune
PEC (obbligatoria per le imprese) circa 5-20 euro l’anno
Firma digitale circa 25-80 euro, valida tre anni
Commercialista per ComUnica e SCIA circa 300-600 euro di onorario

Le cifre di SCIA, PEC, firma e commercialista sono stime di mercato riportate da Fiscozen nell’agosto 2026: cambiano da città a città e da studio a studio. Il diritto camerale 2026 comprende già l’aumento del 20% deciso per il triennio 2026-2028.

In tutto, l’apertura di una ditta individuale costa di solito qualche centinaio di euro: Fiscozen stima tra 350 e 900 euro, compreso il professionista.

Qual è il costo che pesa davvero?

L’INPS. Se l’attività è d’impresa e ci lavori in modo abituale e prevalente, di norma scatta l’iscrizione alla gestione commercianti, con un contributo minimo dovuto anche se guadagni poco. Per il 2026:

  • reddito minimo su cui si calcola: 18.808 euro;
  • contributo minimo annuo: 4.611,64 euro, maternità compresa;
  • sopra il minimo si paga circa il 24,48% del reddito eccedente.

Chi è nel regime forfettario può chiedere una riduzione del 35%, in cambio di una pensione futura più bassa. Per chi affitta solo case proprie, l’obbligo di iscrizione dipende da quanto lavoro personale c’è davvero: è un punto da chiarire con il commercialista prima di aprire.

Ci sono altri costi ogni anno?

Sì: il diritto camerale (entro il 30 giugno), la PEC, il commercialista per contabilità e dichiarazioni e, se fatturi, il software di fatturazione elettronica. Nel forfettario l’IVA non si applica e gli adempimenti sono più leggeri, quindi anche il commercialista costa meno.

Un esempio

Paolo ha tre bilocali a Palermo e nel 2026 deve aprire la partita IVA come ditta individuale con codice 55.20.42, regime forfettario. Spende 17,50 euro di bollo, 18 di segreteria, 53 euro di diritto camerale, 40 euro di diritti SCIA (importo del suo Comune), 15 euro di PEC, 50 euro di firma digitale e 450 euro di commercialista: circa 640 euro in tutto. La voce grossa arriva dopo: se deve iscriversi ai commercianti, circa 4.600 euro l’anno di contributi minimi, o circa 3.000 con la riduzione del 35%.

In pratica

  • Fai aprire la partita IVA insieme alla ComUnica, in un’unica pratica.
  • Chiedi al tuo Comune quanto costano i diritti per la SCIA.
  • Metti a budget i contributi INPS prima ancora delle tasse.
  • Valuta con il commercialista la riduzione del 35% nel forfettario.
  • Verifica se nel tuo caso l’iscrizione INPS è dovuta.
  • Ricorda il diritto camerale ogni anno entro il 30 giugno.

Fonti

  1. Fiscozen - Costo dell'apertura di una partita IVA dal commercialista (agosto 2026)
  2. Fiscozen - Iscriversi al Registro delle imprese: quanto costa
  3. Camera di Commercio del Molise - Diritto annuale 2026
  4. INPS - Circolare n. 14 del 9 febbraio 2026, contributi artigiani e commercianti

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