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Il regime forfettario conviene al property manager?

Aggiornato il ·

In breve

Spesso sì, all'inizio: paghi un'imposta del 15% (5% per i primi cinque anni, se hai i requisiti) su un reddito calcolato come 86% delle commissioni, e non addebiti l'IVA ai proprietari. Conviene meno se nei tuoi ricavi transitano molte spese, come le pulizie rigirate, o se ti avvicini al limite di 85.000 euro.

Il regime forfettario è il regime fiscale semplificato per le partite IVA individuali con ricavi contenuti. Per chi inizia a fare il property manager è spesso la prima scelta, ma non sempre la migliore. Dipende soprattutto da come è fatto il tuo fatturato.

Come funziona per un property manager?

  • Il reddito non si calcola togliendo le spese reali, ma applicando ai ricavi un coefficiente di redditività. Per le attività immobiliari (codice 68.32.01) è l’86%: su 100 euro di commissioni, 86 sono reddito.
  • Da questo reddito si tolgono i contributi INPS versati.
  • Sul resto si paga un’imposta sostitutiva del 15%, al posto di IRPEF e addizionali.
  • Per i primi cinque anni l’imposta scende al 5% se non hai svolto attività d’impresa o professionale nei tre anni precedenti e se l’attività non prosegue un tuo precedente lavoro dipendente o autonomo.
  • Non addebiti l’IVA sulle fatture e la contabilità è semplificata.

Chi può entrare?

Secondo l’Agenzia delle Entrate, tra i requisiti principali:

  • ricavi dell’anno precedente non oltre 85.000 euro;
  • spese per dipendenti e collaboratori non oltre 20.000 euro lordi;
  • redditi di lavoro dipendente o pensione dell’anno precedente non oltre 35.000 euro (limite valido per il 2025 e il 2026);
  • non controllare una SRL che svolge attività riconducibili alla tua e non partecipare a società di persone.

Se superi gli 85.000 euro esci dal regime l’anno dopo; se superi i 100.000 euro esci subito, già nell’anno.

Perché spesso conviene all’inizio?

Per tre motivi. L’aliquota del 5% o del 15% è più bassa dell’IRPEF anche nel primo scaglione (23%). I proprietari privati, che non possono recuperare l’IVA, ricevono fatture senza il 22% in più, e questo rende la tua commissione più competitiva. E gli adempimenti costano meno.

C’è anche un aiuto sui contributi: chi è nel forfettario e iscritto alla gestione commercianti può chiedere all’INPS una riduzione del 35%, in cambio di una pensione futura proporzionalmente più bassa. Per il 2026 il contributo minimo dei commercianti si calcola su 18.808 euro di reddito al 24,48%: circa 4.600 euro l’anno senza riduzione.

Quando invece non conviene?

  • Se nei ricavi passano spese che giri ad altri. Il coefficiente dell’86% presume che i tuoi costi siano solo il 14% dei ricavi. Se fatturi ai proprietari anche le pulizie e poi paghi l’impresa di pulizie, quei soldi diventano “ricavi” su cui paghi come se fossero quasi tutti guadagno.
  • Se ti avvicini agli 85.000 euro: le pulizie rigirate contano nel limite e possono fartelo superare presto.
  • Se hai costi reali alti (personale, auto, ufficio, software) che nel regime ordinario potresti dedurre.
  • Se superi il limite di spese per collaboratori o hai un lavoro dipendente sopra i 35.000 euro.

Un accorgimento pratico: dove possibile, fai pagare le pulizie direttamente dal proprietario all’impresa che le svolge, così restano fuori dai tuoi ricavi.

Un esempio

Marco apre la partita IVA nel 2026 e incassa 40.000 euro di commissioni. Reddito forfettario: 34.400 euro (86%). Stimiamo i contributi INPS senza riduzione: circa 4.600 euro di minimo più il 24,48% sulla parte oltre 18.808 euro, cioè circa 3.800 euro, per un totale di circa 8.400 euro. Resta un imponibile di circa 26.000 euro: con l’aliquota del 5% paga circa 1.300 euro di imposta, con il 15% circa 3.900 (stime semplificate: nella realtà i contributi si deducono nell’anno in cui si pagano).

La collega Anna incassa 70.000 euro, ma 30.000 sono pulizie che gira alle imprese. Nel forfettario il suo reddito presunto è 60.200 euro, molto più del suo margine reale: per lei va valutato il regime ordinario, oppure un diverso modo di fatturare le pulizie.

In pratica

  • Verifica i requisiti: 85.000 euro di ricavi, 20.000 di spese per collaboratori, 35.000 di lavoro dipendente.
  • Controlla se hai diritto al 5% per i primi cinque anni.
  • Calcola quanta parte dei ricavi è spesa che giri ad altri.
  • Valuta di far pagare le pulizie direttamente ai proprietari.
  • Chiedi all’INPS la riduzione del 35% se ti conviene.
  • Rifai il confronto con il commercialista ogni anno.

Fonti

  1. Agenzia delle Entrate - Regime forfetario: che cos'è
  2. Agenzia delle Entrate - Coefficienti di redditività del regime forfetario (allegato 2, legge 145/2018)
  3. Agenzia delle Entrate - Regime forfetario: semplificazioni e adempimenti
  4. INPS - Circolare n. 14 del 9 febbraio 2026, contributi artigiani e commercianti

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