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Perché l'occupazione è alta ma si guadagna poco?

Aggiornato il ·

In breve

Di solito per una di queste cause: prezzi troppo bassi, tanti soggiorni brevi che moltiplicano pulizie e costi, sconti attivi anche quando non servono, costi di pulizia fatti pagare troppo poco, commissioni e tasse non considerate nel prezzo. Un calendario pieno non è un obiettivo: conta quanto resta dopo i costi per ogni notte disponibile.

È una delle situazioni più frustranti: il calendario è pieno, si lavora tanto, ma a fine mese resta poco. Quasi sempre il problema non è la domanda, è il modo in cui la casa viene venduta.

Quali sono le cause più comuni?

1. Il prezzo è troppo basso. Un’occupazione vicina al 100% è spesso il segnale più chiaro: gli ospiti trovano la tua casa conveniente rispetto alle altre. PriceLabs mostra un esempio in cui alzare il prezzo medio da 75 a 95 dollari fa scendere l’occupazione dall’80% al 75%, ma fa salire il ricavo per notte disponibile da 60 a 71 dollari.

2. Troppi soggiorni brevi. Ogni prenotazione porta con sé pulizia, biancheria, consumabili, messaggi e check-in. Con soggiorni da una notte il costo per notte si moltiplica.

3. Sconti attivi quando non servono. Last minute, settimanali o per prenotazione anticipata lasciati accesi anche in alta stagione regalano margine.

4. Il costo di pulizia non copre la pulizia. Se l’impresa costa 55 euro e ne fai pagare 30 all’ospite, ogni soggiorno ti costa 25 euro.

5. Commissioni e tasse dimenticate. Commissione del portale e cedolare si calcolano sul prezzo pieno: se il prezzo è stato pensato “al netto”, il margine reale è molto più basso.

6. Costi fissi alti. In sublocazione, un canone troppo alto rispetto a quello che la casa può incassare non si recupera riempiendo il calendario.

Come capisco quale è il mio caso?

Guarda tre numeri insieme, mese per mese:

  • ADR (prezzo medio per notte venduta): confrontalo con quello delle case simili.
  • Durata media del soggiorno: se è sotto le 2 notti, i costi di cambio pesano molto.
  • Margine per notte dopo commissioni, pulizie, utenze e tasse.

Un esempio

Paolo ha un monolocale a Milano pieno al 95% (cifre di esempio): 29 notti a 70 euro, 2.030 euro. Ha 18 soggiorni, quasi tutti da una o due notti, e paga 45 euro a pulizia ma ne chiede 25 agli ospiti: perde 360 euro in pulizie. Tolte commissioni (circa 19%, stima), utenze e cedolare, gli restano poche centinaia di euro.

Prova a cambiare: prezzo a 85 euro, minimo di 2 notti, costo di pulizia a 45 euro. Il mese dopo vende 24 notti in 10 soggiorni: incassa 2.040 euro di notti più 450 di pulizie, con 8 pulizie in meno da organizzare. Occupazione più bassa, guadagno più alto.

Cosa fare subito?

  • Alza gradualmente il prezzo sulle date che si riempiono prima.
  • Porta il costo di pulizia vicino al costo reale (su Airbnb puoi tenerne uno ridotto per 1-2 notti).
  • Valuta un soggiorno minimo di 2 notti nei periodi forti.
  • Spegni gli sconti nelle stagioni piene.
  • Ricalcola il prezzo minimo includendo commissioni e tasse.

In pratica

  • Non usare l’occupazione come unico obiettivo.
  • Calcola ADR, durata media e margine per notte ogni mese.
  • Confronta il tuo prezzo medio con quello delle case simili.
  • Fai coprire la pulizia al costo di pulizia.
  • Riduci i soggiorni da una notte nei periodi richiesti.
  • Controlla che gli sconti siano attivi solo dove servono.

Fonti

  1. PriceLabs - Che cos'è il RevPAR e come si calcola
  2. AirDNA - Come calcola l'ADR
  3. Airbnb Centro assistenza - Costi di pulizia (articolo 58)

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