Skip

Come si calcola la TARI per gli affitti brevi?

Aggiornato il ·

In breve

La TARI la paga il proprietario, perché gli ospiti restano meno di sei mesi. Ogni Comune decide con il suo regolamento come tassare una casa in affitto breve: spesso come utenza domestica, con metri quadri e un numero di occupanti stabilito dal Comune, a volte come utenza non domestica o con tariffe dedicate. Va chiesto all'ufficio tributi.

Le regole su questo tema stanno cambiando: verifica sempre con il tuo Comune, la Regione o un commercialista prima di agire.

La TARI è la tassa comunale sui rifiuti. A differenza dell’IMU, non ha regole nazionali dettagliate per gli affitti brevi: le tariffe e le categorie le decide ogni Comune. Per questo la pagina è segnata da verificare: le regole qui sotto valgono in generale, i numeri veri li dà solo il tuo Comune.

Chi la paga: io o gli ospiti?

Il proprietario (o chi ha la casa in uso stabile, per esempio chi la subaffitta con un contratto lungo). Il Dipartimento delle Finanze ricorda che, quando una casa è occupata da qualcuno per non più di sei mesi nell’anno, la TARI resta esclusivamente a carico del possessore. Gli ospiti di un affitto breve non c’entrano.

Non conta che la casa resti vuota per settimane: se è arredata e allacciata alle utenze, il Comune presume che sia utilizzabile e la tassa è dovuta.

Come si calcola in generale?

Le tariffe seguono il “metodo normalizzato” e hanno due parti:

Tipo di utenza Parte fissa Parte variabile
Domestica metri quadri × tariffa legata al numero di occupanti importo per numero di occupanti
Non domestica (attività) metri quadri × tariffa della categoria metri quadri × tariffa della categoria

Il Consiglio comunale approva ogni anno le tariffe, in base ai costi del servizio rifiuti.

La casa in affitto breve è “domestica” o “non domestica”?

Dipende dal regolamento comunale. Nella pratica si incontrano tre situazioni:

  • utenza domestica: la casa resta un’abitazione, spesso con un numero di occupanti fissato dal Comune perché nessuno vi risiede;
  • utenza domestica con regole dedicate: alcuni Comuni prevedono tariffe o occupanti presunti specifici per le case date ai turisti;
  • utenza non domestica: più frequente quando l’attività è svolta come impresa (case vacanze imprenditoriali, affittacamere, B&B con partita IVA).

Lo stesso appartamento può quindi pagare cifre molto diverse da una città all’altra.

Devo comunicare qualcosa al Comune?

Spesso sì. Molti regolamenti chiedono di presentare o aggiornare la dichiarazione TARI quando cambia l’uso dell’immobile, per esempio quando inizi ad affittare ai turisti o quando passi a un’attività d’impresa. Non farlo può portare ad avvisi di accertamento con sanzioni.

Un esempio

Federica affitta un trilocale di 75 metri quadri in una città del Centro. L’ufficio tributi le spiega che la casa, non abitata da residenti, è tassata come utenza domestica con un numero di occupanti presunto fissato dal regolamento. Con le tariffe di quell’anno la TARI risulta di qualche centinaio di euro: la cifra esatta cambia da Comune a Comune, per questo non la diamo come riferimento.

In pratica

  • Considera la TARI un costo tuo, non degli ospiti.
  • Leggi il regolamento TARI e la delibera delle tariffe del tuo Comune.
  • Chiedi all’ufficio tributi come classifica le case in affitto breve.
  • Aggiorna la dichiarazione TARI quando cambi l’uso della casa.
  • Inserisci la TARI nei costi fissi quando calcoli il rendimento.

Fonti

  1. Dipartimento delle Finanze - TARI, disciplina del tributo
  2. Dipartimento delle Finanze - TARI, imposta di soggiorno e altri tributi comunali

Domande collegate